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Sbocciare
Spengo la luce e spengo lo smartphone, è ora di andare a nanna.
Penso a cosa mi manca. Il tempo mi ha fatto sbocciare ed ora emetto un profumo di sudore stantio che solo io percepisco, una fragranza velenosa che mi compromette, odor di marmotta.
Vivere è sbocciare, ammettere a se stessi che l'anima sia fatta di petali in decomposizione e l'infelicità una spiaggia di pace.
La corsa verso il futuro non esiste ma ancora devo assistere ai cortei, ai bagni di folla, allo spettacolo di un'umanità a onda. Credo di essermi ancorato agli anni Novanta e lì son rimasto. Questo secolo non mi appartiene, è una farsa di lucente nulla. Dove sta la bellezza di un lucente nulla? Di sicuro nel suo oscuro sbocciare: il nulla che sboccia oscurando promesse e vibrazioni. Una bellezza sgattaiolante e diabolica che rende l'esistenza un'immagine paradossale.
La vittoria dello sbocciare è anche una resa: il nulla si arrende sbocciando, come me che appendo i guantoni al chiodo e mi concedo la meritata nanna dopo aver spento lo smartphone, croce e delizia di questo secolo che sboccia.